Una cosa a cui pensare

Si è impiccato Aaron Swartz. Era un hacker di 26 anni. Famoso in certi ambienti, non un personaggio pubblico per noi. L’hanno ricordato con affetto persone che non sembrano nel mirino degli investigatori federali come Tim Berners Lee, uno dei papà della rete, e Lawrence Lessig, uno dei legislatori della nuova frontiera dei diritti e del copyright. E poi nomi come Cory Doctorow su Boing Boing  e Doc Searls del Cluetrain Manifesto. Hanno ricordato soprattutto il suo impegno come attivista dei diritti telematici e il suo genio: ancora minorenne aveva lavorato sui protocolli RSS ed era tra i fondatori di Infogamit che poi è passata a Reddit, il social network di segnalazione di articoli. Però era un hacker, e da hacker aveva usato una linea del MIT di Boston (Massachusetts Institut of Technology) per far uscire un mucchio di documenti di JSTOR, editore che vende alle riviste scientifiche. Pare che fossero documenti già di pubblico dominio ma inspiegabilmente tenuti in un’area a pagamento. È partita una doppia denuncia. JSTOR alla fine ha ritirato la denuncia e ha messo a disposizione gli articoli, il MIT ha tenuto duro, forse per burocrazia, e al dipartimento di giustizia non è parso vero di poter incriminare l’hacker chiedendo una condanna davvero esemplare: fino a 35 anni di prigione e un milione di dollari. Magari non sarebbe stata così pesante, magari non così costosa, ma Aaron soffriva anche di una pesante depressione, e non ha resistito allo stress. Al di là della tristezza e della ricerca di responsabilità, al di là della normativa a difesa del copyright, colpisce la durezza con cui il sistema si abbatte a martello contro persone vogliono mettere in piazza conoscenze, siano conoscenze tecniche, segreti di stato (pensiamo alle persecuzioni del leader di Wikileaks) o semplicemente brutte storie che i militari vogliono tenere sotto lo zerbino (la bruttissima storia del soldato Bradley Manning , ne abbiamo già parlato qui), e colpisce la differenza di trattamento: come ha ricordato Lawrence Lessig per un hacker che diffonde materiale scientifico (non un gas nervino), si chiedono 35 anni di galera “ in a world where the architects of the financial crisis dine regularly at the White House” (in un mondo in cui i responsabili della crisi economica vanno a cena alla Casa Bianca). Il messaggio che arriva è molto chiaro: il libero accesso alle informazioni è più pericoloso del crimine…

ps: non manca la foto, mi sembra che sia quasi inutile

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