Siamo tutti nella stessa stanza. Intelligente

Internet èun moltiplicatore di intelligenza? Internet è un territorio affollato di tipi fuori controllo e rende folli? Decidersi. David Weinberger, uno degli estensori del mitico Cluetrain Manifesto (vedi sotto) dice che è Too Big to Know: Rethinking Knowledge Now That the Facts Aren’t the Facts, Experts Are Everywhere, and the Smartest Person in the Room Is the RoomTraduzione: Troppo grande per essere conosciuta: ripensare la conoscenza ora che i fatti non sono fatti, gli esperti sono ovunque e la persona più intelligente nella stanza è la stanza. È il chilometrico titolo del suo ultimo libro (come nel ‘700 è già un sommario) tradotto da Codice Edizioni come La stanza intelligenteLa conoscenza come proprietà della rete 

Chi è la persona più intelligente nella stanza? Fino all’avvento di Internet  era il primo della classe, quello che cassa tutte le proposte, quello che si crede il più bravo (è una sindrome), il professore, l’esperto. Dopo Internet, beh, è la stanza stessa. La stanza è Internet.  E produce quantità astronomiche di informazioni. Troppe. Zettabyte di informazioni. Weinberger ha calcolato che se mettessimo quello che è passato su Internet negli Usa nel 2008 in forma di volumi spessi come Guerra e Pace (15 centimetri) verrebbero fuori 75 miliardi di chilometri di scrittura. 2,9 giorni luce. Chi li legge? Chi li filtra?

Una volta c’era la piramide di Russell Ackoff e  il criterio era così: hai alla base i dati, li restringi in informazioni, ne distilli la conoscenza, arrivi alla saggezza. Questo modello accomunava, prima e dopo Ackoff, sia il poeta Eliot che il musicista Frank Zappa. Oggi è saltato: i dati si sono trasformati in informazioni, e siamo in un flusso che non può essere capito come prima. Siamo in una trasformazione evolutiva.  Matrix? No,  non comanderanno le macchine troppo imbottite di dati. Dobbiamo cambiare noi perché si sta spaccando il meccanismo di inserimento dei dati: più democrazia è meno controllo, meno controllo è più spazzatura in circolo (mamma, il caos!), oppure più opportunità di far emergere sapienze che il vecchio sistema censurava perché aveva un protocollo di filtri collaudato, ma rigido.

Oggi la Rete permette di far emergere molto sapere non specifico: splendido e pericoloso. Nel vecchio mondo solo un genio pazzo come il dr. House poteva coinvolgere nella diagnosi differenziale di un malato un addetto alle pulizie pilotando le sue risposte da non-medico. Oggi lo fa la libertà di ingresso in rete. Il tipo che ha l’idea migliore in una discussione potrebbe non essere uno specialista del settore. Potrebbe avere una risposta geniale o stupida o addirittura pericolosa. Weinberger è sottile: “La diversità ci piace fino a che non vediamo che faccia ha…” E allora che si fa?

Il libro è così ricco che per raccontarlo rischi l’esito di quel racconto di Borges dove un imperatore voleva una mappa così particolareggiata del regno che alla fine era grande come il regno. Il regno adesso, come dice Weinberger, è troppo grande per essere mappato. È la stanza diventata intelligente. E il compito, difficile, è trovare gemme in una distesa di ciottoli…

David Weinberger tiene il 27 ottobre una lectio magistralis sul suo libro a Immaginazione, 10° Festival della Scienza (a Genova da oggi al 4 novembre). Ci saranno nomi bellissimi, Renzo Piano, Fritjof Capra, George Dyson che spiegherà  Alan Turing, uno dei papà del computer, si parlerà del bosone di Higgs, di storia della medicina e di tanto altro.

Weinberger, filosofo americano della rete è tra gli estensori del famoso Cluetrain Manifesto che dettò (come Lutero) le 95 tesi che cambiavano i rapporti tra aziende e consumatori e iniziava con il mitico “I mercati sono conversazioni”

Qui trovate le 95 tesi

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