Make. Voce del verbo stampare. Il mondo. In 3D

La notizia è The Future in The Making: si tiene a cura di Domus nell’ambito del Fuorisalone a Palazzo Clerici fino al 22 aprile (orari 11/22) ed è uno sguardo allargato sulle nuove geografie  del fare design, fare gli oggetti del design, e le reti di utenti. E insomma emergono le stampanti 3D. Per cominciare vi diciamo che José Ramon Tramoyeres stampa in 3D progetti gastronomici.  www.gglab.org/blog. Il vincitore del Dutch Design Award , Vander Kooji  produce dal vivo elementi d’arredo ottenuti da un robot riciclato e pezzi di elettrodomestici.  www.dirkvanderkooij.nl.  Markus Kayser costruisce oggetti con sabbia e energia solare. www.markuskayser.com.  Thomas Lommée presenta un progetto di costruzione collettiva per interventi successivi di una bicicletta www.openstructures.net. e poi The Best of Arduino: tutto quello che si è prodotto basandosi sul piccolo hardware democratico inventato da Massimo Banzi. www.massimobanzi.com. Vengono presentate anche modelli di crowfunding per artisti e prove di realizzazione con stampanti 3D. E anticipiamo che anche a Roma a giugno all’aranciera di San Sisto Mencraft- Makers Festival presenterà 30 maker e tanta musica.

L’occasione è parlare dei Makers e della stampa 3D. Make diventa voce del verbo stampare. Per chi le scoprisse ora queste stampanti somigliano, quando va bene, a  forni a micronde senza pareti o a macchine celibi, a stampanti dove non capisci dove va la carta, o addirittura, se siete un po’ pazzi per la fantascienza, a oggetti per il teletrasporto (oggi il gatto, domani io, direttamente nelle stelle…)
Si fa così. Sul computer disegni o importi un classico disegno 3D, un clic del mouse ed ecco che invece di disegnarlo la macchina comincia a muoversi per costruirlo.  Può esserci una polvere che prende colore da una cartuccia e viene spostata da uno spazio a uno spazio adiacente dove una testina che replica i movimenti di una stampante classica spruzza collante che cementa la polvere a strati. Alla fine un altro collante solidifica l’oggetto che può essere stampato a pixel tridimensionali che altrimenti richiederebbero con le procedure tradizionali diversi stampi. Altre macchine spruzzano strati di plastica fusa presi da rocchetti di filo. La plastica poi si solidifica e per la rifinitura ha solo bisogno di un bagno con un liquido pulente. Una volta questi aggeggi erano solo nei laboratori di avionica, nella formula uno, nelle grandi aziende. Oggi sono, a prezzo notevolmente diminuito, nel laboratorio di un maker, domani forse sulla vostra scrivania a prezzi stracciati.

Cosa ci fai? Qualsiasi cosa: un soldatino, una protesi, un chiave inglese, un frammento, insomma un oggetto che in altri tempi presupponeva una pianificazione della spesa rischiosa prima di lanciarlo sul mercato. Adesso una stampante casalinga al prezzo di una stampante laser degli anni novanta ti permette di ottenere oggetti prototipo che possono essere testati e venduti appena sfornati. Poi da lì puoi lanciarti nella superproduzione o nei pezzi unici.  Chi sei a fare questo? Sei un maker, uno che fa.  Sei un artigiano. O un designer. O  un artista che passa alla scultura dal disegno con un ausilio tecnico. Il potenziale di questa new wave è che la tecnologia avanzata sposta il fulcro dalla grande produzione in serie alla serializzazione a piacere della produzione artigianale.

È la versione 3D di fenomeni avvenuti nella rete con la globalizzazione in network, e il ridimensionamento su scala locale. Nasce l’oggetto glocale: incrocio tra fantascienza e autarchia che sta conquistando l’orizzonte a partire dai confini della sperimentazione: il dibattito si sposta dalla carenza del lavoro tradizionale alla nascita della microindustria individuale. Aperta al bell’oggetto di design, al giocattolino,  dal telaio con cui assemblare pezzi di bicicletta, alla scultura, alle parti di moto, ai calchi  di protesi, ai pezzi di avionica di alta precisione, ai pezzi unici destinati al mondo dell’arte.

Orizzonti nuovi della distribuzione: quando le stampanti saranno scese ai prezzi di un computer di oggi, via internet si potranno comprare non più gli oggetti ma i progetti 3D e stamparseli su misura in casa.  Rimpiazzare al volo le tazze da caffè o decidere come sarà la prossima chaise longue senza attendere che qualcuno la costruisca per voi. Pronti per la rivoluzione?

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