La macchina dei maiali di Chicago

Immaginate una testina che può scrivere e leggere degli zero e degli uno su un nastro infinito diviso in celle: può spostarsi avanti e indietro e seguire regole che dipendono dal suo stato. È una macchina ideale: mette insieme il calcolatore, il linguaggio per calcolare e l’oggetto da calcolare. È la Macchina di Turing. Oggi è facile per noi dire: “ma guarda, è già un computer…”: hardware, software, dati. Ma la storia è iniziata tanto tempo fa. Nel centenario della nascita di Alan Turing, l’uomo che seppe decifrare il cifrario nazista per gli UBoot (e finì suicida nel dopoguerra perseguitato dalle istituzioni per la sua omosessualità), Adelphi ha riproposto in economica il libro di Martin Davis, Il calcolatore universale, da tempo esaurito, che ho letto con il metodo de Il Codice Da Vinci: là saltavo i capitoli sugli spostamenti geografici e leggevo i capitoli di spiegazioni dei simboli, qui, essendo carente in logica e matematica, ho letto gli aneddoti (Davis è un vero cacciatore di curiosità) e ho sorvolato a bassa quota le pagine irte di simboli matematici e logici. Chiedo perdono agli specialisti, ma c’è in Davis una irresistibile linea ironica nel descrivere da dove arriva l’oggetto più invasivo del nostro tempo. Ecco i padri del computer . E si parla di geni…

Leibniz pensava a una macchina che usando un alfabeto logico avrebbe risolto ogni problema in maniera automatica. Nel migliore dei mondi possibili. Per finanziarla propose l’uso dei mulini a vento per vuotare dagli allagamenti le miniere dello Harz. Ma passò troppo tempo della sua vita a ricostruire genealogie per la dinastia Hannover. Boole, un uomo di grande bontà e filantropo, morì di polmonite perché la moglie gli curava i raffreddori facendolo dormire tra lenzuola bagnate… Fece appena  un tempo a trasformare la logica in algebra. Gottlob Frege chiuse la sua vita amareggiato e razzista lasciando un tremendo diario in cui invocava un metodo di identificazione degli ebrei. Concepì l’Ideografia, ovvero la logica che assumeva tutta la matematica. Cantor osò affrontare l’infinito, trovò tanta opposizione, andò fuori di testa. Ma l’infinito entrò nei lavori preparatori della mitica macchina che calcolava tutto. Hilbert era come il matematico delle barzellette: uno straccione che attirava studenti a Gottinga e mise sul piatto 23 problemi che cambiarono l’approccio alla matematica. Pare avesse un’amante, o presunta tale per ogni lettera dell’alfabeto. La moglie era alla K. Poincarè per sfottere Bertrand Russell che andava nella direzione di Leibniz citò una mitica macchina di Chicago in cui entravano maiali vivi e uscivano insaccati (ditemi voi se non sembra un computer…). Godel sposò una ballerina, parlò alla conferenza di Stoccarda del 1930 e Von Neumann (colpito da tanto genio) lasciò la logica per rientravi solo dieci anni dopo con gli studi sul calcolatore digitale. Paralleli a quelli di Turing. Mi fermo qui. Se capite anche le parti matematiche vi divertite il doppio.

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