C’era una volta Wolfenstein

Sei nella cella di un castello nella Foresta Nera. Scappi. Cioè esci dalla cella. Ti attendono infiniti muri grigi, a volte blu, di pietra molto grezza,  pavimenti grigi, soffitti più grigi: segui il labirinto, ogni tanto tasti il muro per trovare passaggi segreti dietro le bandiere con la svastica e i quadri di Hitler. I soldati peggiorano di livello in livello, dai fantaccini della wermacht alle SS fino agli agli zombi. Le armi migliorano, dal pugnale al lanciabombe. All’ultimo livello c’è Hitler in una specie di contenitore cyber. Il gioco era Wolfenstein 3D (3D per modo di dire), tu eri il tizio biondo che si vede sotto accanto ai punteggi e la cui faccia peggiorava mano a mano che prendevi colpi e non trovavi medicine. Era il primo “sparaspara” accompagnato da musichetta da film, figlio spurio dei film anni Sessanta genere alleati contro nazi, una droga che ci ha avviato al più terrificante Doom. Per celebrare i 20 anni dalla diffusione del più virale dei videogame se andate a questo indirizzo potete giocare online. Nonostante oggi faccia sorridere, ti chiedono l’età per sparare…

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